Il punto di vista del cavallo: Caravaggio

Il punto di vista del cavallo: Caravaggio

Vittorio Sgarbi

Language: Italian

Pages: 39

ISBN: 2:00354683

Format: PDF / Kindle (mobi) / ePub


Caravaggio è doppiamente contemporaneo.

È contemporaneo perché c’è, perché viviamo contemporaneamente alle sue opere che continuano a vivere; ed è contemporaneo perché la sensibilità del nostro tempo gli ha restituito tutti i significati e l’importanza della sua opera. Non sono stati il Settecento o l’Ottocento a capire Caravaggio, ma il nostro Novecento. Caravaggio viene riscoperto in un’epoca fortemente improntata ai valori della realtà, del popolo, della lotta di classe.

Ogni secolo sceglie i propri artisti. E questo garantisce un’attualizzazione, un’interpretazione di artisti che non sono più del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento ma appartengono al tempo che li capisce, che li interpreta, che li sente contemporanei. Tra questi, nessuno è più vicino a noi, alle nostre paure, ai nostri stupori, alle nostre emozioni, di quanto non sia Caravaggio.

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pace con il sergente delle guardie Flavio Canonico, che ha ferito qualche tempo prima durante una rissa insieme all’architetto Onorio Longhi, suo compagno di bravate. Il 28 agosto 1603, il pittore Giovanni Baglione denuncia Caravaggio e Longhi, insieme ai pittori Orazio Gentileschi e Filippo Triregni, per aver distribuito due poesie diffamatorie nei suoi confronti. Nel 1604, Pietro da Fusaccia, garzone all’osteria del Moro, presenta querela contro Caravaggio, che gli ha tirato in faccia un

schietta, chiassosa, maleodorante, in un modo straordinariamente realistico, lavorando dal vero senza disegni preparatori, riproducendo la luce e l’ombra come nessun artista aveva mai fatto prima. E così introduce un nuovo modo di concepire l’arte, finalmente tutto pittorico, emancipato dalla retorica e dalla letteratura: non esiste la “nobiltà” del soggetto, l’importante è il modo in cui lo si rende artisticamente, illudendoci che fra rappresentazione e realtà non esista nessuna differenza

Nel Bacchino, invece, il malato non attende nessun miracolo: si trova nella sua realtà – la malattia che patisce – e da questo punto di vista il pittore lo guarda con assoluta freddezza e lucidità. Dello stesso periodo è un quadro dal soggetto al tempo stesso divertente e irritante: Caravaggio non dipinge temi istruttivi, edificanti, che servano a dare un’indicazione morale, e anzi rappresenta spesso scene di bari, zingare che fingendo di leggere la mano sfilano un anello, canaglie che cercano

minuziosa, solo questa lama di luce. È pomeriggio, probabilmente. Caravaggio ha fatto indossare a questa giovane popolana un bel vestito di damasco, perché deve sembrare la ricca peccatrice che ha vissuto nel lusso grazie al denaro degli amanti. E poi a terra, accanto al vaso con il balsamo, mette i gioielli, le perle e gli ori ai quali la Maddalena rinuncia, in quanto pentita. Il tema del pentimento è la rinuncia ai beni “terreni”, dunque Caravaggio li dispone a terra. E fin qui la simbologia è

foglie vizze e ritorte insieme a foglie verdi e rigogliose: l’idea, insomma, di una realtà un po’ difettosa, come quella già vista nel Bacchino malato. Su tutto, la luce del campito: una luce tutt’altro che realistica ma che riesce a dare la dimensione del cesto nella sua realtà. È un’immagine così assoluta, che è difficile vederne un’altra in cui la natura morta abbia la stessa eloquenza: l’eloquenza di una natura morta che ha una sua vita interiore. Benché ferma, parla; benché inanimata, ha

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